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Paragrafo 2 . I progressi dell'agricoltura.

     
Le  popolazioni,  spinte  dalla  necessit  di  sfamare  un  numero
crescente  di  individui, furono costrette  ad  allargare  le  aree
coltivate  e ad avventurarsi verso territori incolti o abbandonati,
operando  diboscamenti  e realizzando nuovi insediamenti  abitativi
che  costituiscono,  come abbiamo visto, un  inconfutabile  indizio
dell'aumento demografico.
     L'acquisizione  di  questi  nuovi spazi  si  svilupp  secondo
differenti  modalit; prima fra tutte fu il dissodamento,  cio  la
messa  a  coltura dei terreni non produttivi, per lo pi confinanti
con  le  coltivazioni  gi  sfruttate (questo  fu  il  sistema  pi
semplice e diffuso). La bonifica delle paludi o di territori vicini
al mare e il diboscamento delle foreste costituirono invece imprese
di  difficile e complessa realizzazione, data la povert dei  mezzi
tecnici dell'epoca ed i vincoli a cui i manti boschivi erano spesso
sottoposti  dai  feudatari,  interessati  a  costituire  a  proprio
beneficio vaste riserve di caccia.
     In tutta l'Europa, comunque, soprattutto nei secoli undicesimo
e  dodicesimo,  una  notevole quantit di  terre  vergini  fu  resa
produttiva  dalla formidabile opera dell'uomo; le realizzazioni  di
maggiore  importanza  furono eseguite  negli  altipiani  iberici  e
nell'Europa   orientale;   anche  in  Italia   vennero   intrapresi
diboscamenti e bonifiche. I signori locali, laici ed ecclesiastici,
confortati  dal  moltiplicarsi dei loro dipendenti e  spinti  dalla
prospettiva  di nuovi introiti, incoraggiarono la messa  a  coltura
dei terreni incolti presenti nei loro possedimenti. Per incentivare
la   realizzazione  di  questi  gravosi  lavori  essi  decisero  di
affrancare coloro che vi prendevano parte dall'antica condizione di
servi  della  gleba,  liberandoli  dai  pesanti  obblighi  che   li
vincolavano al padrone (corves);
     
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     per  l'usufrutto  delle  nuove terre fu  stabilito  un  canone
d'affitto.  In  ricordo  di queste speciali  affrancazioni,  spesso
concesse a gruppi organizzati di individui, sopravvivono ancor oggi
toponimi come "villafranca" (Villefranche, Freistadt, letteralmente
"citt libera"), dati a villaggi e citt nati nei pressi delle aree
dissodate.
     Ma   accanto   alla  crescita  quantitativa  della  produzione
agricola,  dovuta  alla  messa a coltura  di  nuovi  territori,  si
verific anche un salto qualitativo del lavoro contadino, che port
ad un rendimento delle colture maggiore rispetto a quello accertato
nell'Alto  Medioevo.  I  dati  relativi  a  questo  fenomeno   sono
piuttosto  discordanti e variano da una regione  all'altra,  ma  si
suppone che le rese aumentassero di almeno un terzo, quando non del
doppio. Tuttavia  probabilmente da respingere l'idea di una vera e
propria   rivoluzione  agricola:  la  carestia  e  la   fame,   che
determinarono   talvolta  veri  e  propri  casi  di   cannibalismo,
continuarono  a  martoriare ugualmente  le  popolazioni  dei  primi
secoli dopo il Mille, permettendo loro una sopravvivenza stentata.
     I  miglioramenti  quantitativi e  qualitativi  in  agricoltura
furono  resi  possibili  da una serie di  innovazioni  che,  seppur
risalenti  all'Alto Medioevo, furono adottate su larga  scala  solo
nel  secondo millennio. Una di esse fu l'applicazione di  un  nuovo
metodo  nella  coltivazione dei campi, che si  diffuse  soprattutto
nelle   piovose  aree  settentrionali:  la  cosiddetta   "rotazione
triennale".  E'  necessario premettere che prima  dell'avvento  dei
concimi  chimici  il terreno veniva trattato con concimi  naturali,
forniti  dagli  animali;  in mancanza di essi,  ci  si  limitava  a
bruciare i resti vegetali o a lasciarli marcire nel campo. In  ogni
caso era necessario un lungo periodo di riposo per ricostituire  le
propriet  minerali indispensabili alla fertilit del suolo.  Cos,
fin  dall'et classica, un campo veniva diviso in due parti,  delle
quali  una si coltivava, mentre l'altra, detta "maggese",  riposava
per  un anno al fine di rinvigorirsi: si trattava del sistema della
"rotazione  biennale".  Nelle  umide  pianure  settentrionali,  che
consentivano una crescita pi rigogliosa e diversificata nel tempo,
si  cominci ad applicare invece la "rotazione triennale". Il campo
non  veniva pi suddiviso in due sole parti, ma in tre, delle quali
una produceva avena e legumi seminati in primavera, che provocavano
uno  scarso impoverimento del suolo - e questa era la novit -,  la
seconda dava grano seminato in autunno e la terza riposava;  l'anno
seguente  le  coltivazioni ruotavano. In questo modo  in  una  sola
annata si ottenevano due raccolti di prodotti agricoli diversi, con
un innegabile vantaggio quantitativo e nutrizionale.
     Al  miglioramento della produzione contribu anche  un'aratura
pi veloce ed efficace.
     La trazione animale dell'aratro progred sensibilmente: al bue
ed  al  pi  veloce  cavallo, che cominci  a  sostituirlo,  furono
attaccati  rispettivamente il giogo ed il collare rigido,  i  quali
rimpiazzarono  i  meno efficaci finimenti pettorali;  agli  zoccoli
degli animali da lavoro si applic la ferratura.
     Anche la struttura e la composizione dell'aratro migliorarono;
ad  esso furono applicati un carrello con ruote, un vomere in ferro
e  un versoio: il vomere incideva pi profondamente il terreno e il
versoio  permetteva  di rovesciare le zolle dopo  averle  smosse  e
rotte.
     Il  terzo  importante elemento di novit  del  mondo  agricolo
medievale,  che  ebbe riflessi anche al di fuori  di  esso,  fu  il
diffondersi del mulino ad energia idraulica ed eolica.
     
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     Nelle  civilt  precedenti il mulino era un  attrezzo  atto  a
macinare, costituito da due mole che si sfregavano e mosso  da  una
dispendiosa  forza  umana o animale. L'idea di sfruttare  l'energia
dell'acqua,  di  provenienza medio-orientale,  in  Occidente,  fino
all'Alto  Medioevo, non aveva costituito niente pi di una  mera  e
costosa   curiosit.  Gli  schiavi  e  gli  animali   fornivano   a
sufficienza  strumenti  per  produrre  energia.  Ma  gi  in  epoca
carolingia  il  mulino idraulico faceva la sua timida  apparizione,
per  diffondersi  pi ampiamente dopo il Mille: nel  Domesday  Book
sono enumerati, per l'Inghilterra, oltre cinquemila mulini.
     L'energia  ininterrotta e gratuita fornita  dai  fiumi  e  dal
vento  aumentava a dismisura la possibilit di macinare  cereali  e
olive,  sollevando da quella incombenza un gran numero di  persone,
che  potevano  in tal modo dedicarsi proficuamente al lavoro  della
terra  o  ad altre attivit. Per il loro alto costo e per  la  loro
convenienza  economica, i mulini divennero esclusiva propriet  dei
signori,  che obbligavano i propri sottoposti a servirsene  secondo
tariffe prefissate.
